La fine del mondo – storia di un piegato

13,30 

Al bivio ci si dilania … e il protagonista di questo romanzo, Ernest, si trova proprio al famigerato bivio, combattuto tra la tenerezza e la razionalità, a sperimentare tutta la gamma delle emozioni che “l’incontro con i noi stessi del futuro” suscita.

Pretesto e motore dell’azione è l’irrefrenabile desiderio di maternità della sua compagna, la Rossa, strizzacervelli cazzuta e nevrotica, dotata dell’abilità innata di manipolare le persone e rompere le scatole.

Nondimeno, nel contesto di una realtà pseudodistopica, il protagonista è letteralmente dilaniato da un dilemma etico: “in un mondo spinto a tavoletta verso il baratro ha ancora senso concepire un figlio? Vieppiù che Ernest scopre presto di essere sterile.

Nello svolgersi avvincente degli eventi, l’autore ci conduce, con un linguaggio brutalmente colloquiale e francamente scurrile, dentro il turbinio di pensieri e contrastanti passioni. Metronomi di questi sono le numerose citazioni di film, serie tv e romanzi, che ne scandiscono umori e tempi e rivelano strutture e sovrastrutture di una mente.

Circondato da personaggi eccentrici – la vecchia strabica, la collega Caterina, il buon Baldo (una trincata in sua compagnia fa segnare l’apice del divertimento), la “MegaDirettriceGalattica” del giornale per cui lavora – il protagonista che dapprima subisce, che sopporta, che intimamente si tradisce, ingaggia una strenua lotta il cui campo di battaglia è la mente. E nella mente elabora reazioni e risposte che saziano solo la paura che lo inchioda e che lo snerva.

Poi la casualità di un evento che provoca in lui l’epifania, il bagliore di quella consapevolezza che afferma che, più che la mente, è in assoluto il cuore il migliore terreno d’azione.

E infine il momento in cui egli si dà il permesso di arrendersi e realizzare così la sua personalissima “Fine del Mondo”.

 

 

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FELTRINELLI LEONIDA EDIZIONI SHOP

 

Autore: Simeone Carullo

 

 

 

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Descrizione

Al bivio ci si dilania … e il protagonista di questo romanzo, Ernest, si trova proprio al famigerato bivio, combattuto tra la tenerezza e la razionalità, a sperimentare tutta la gamma delle emozioni che “l’incontro con i noi stessi del futuro” suscita.

Pretesto e motore dell’azione è l’irrefrenabile desiderio di maternità della sua compagna, la Rossa, strizzacervelli cazzuta e nevrotica, dotata dell’abilità innata di manipolare le persone e rompere le scatole.

Nondimeno, nel contesto di una realtà pseudodistopica, il protagonista è letteralmente dilaniato da un dilemma etico: “in un mondo spinto a tavoletta verso il baratro ha ancora senso concepire un figlio? Vieppiù che Ernest scopre presto di essere sterile.

Nello svolgersi avvincente degli eventi, l’autore ci conduce, con un linguaggio brutalmente colloquiale e francamente scurrile, dentro il turbinio di pensieri e contrastanti passioni. Metronomi di questi sono le numerose citazioni di film, serie tv e romanzi, che ne scandiscono umori e tempi e rivelano strutture e sovrastrutture di una mente.

Circondato da personaggi eccentrici – la vecchia strabica, la collega Caterina, il buon Baldo (una trincata in sua compagnia fa segnare l’apice del divertimento), la “MegaDirettriceGalattica” del giornale per cui lavora – il protagonista che dapprima subisce, che sopporta, che intimamente si tradisce, ingaggia una strenua lotta il cui campo di battaglia è la mente. E nella mente elabora reazioni e risposte che saziano solo la paura che lo inchioda e che lo snerva.

Poi la casualità di un evento che provoca in lui l’epifania, il bagliore di quella consapevolezza che afferma che, più che la mente, è in assoluto il cuore il migliore terreno d’azione.

E infine il momento in cui egli si dà il permesso di arrendersi e realizzare così la sua personalissima “Fine del Mondo”.