Lo sconosciuto

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In una collocazione temporale non ben definita ed in luoghi fisici fluidi dove c’è una bruttezza quasi protagonista assoluta a delinearli, esseri umani assuefatti a una mostruosità divenuta quotidiana e “naturale”, si ergono a protagonisti di una storia sull’assenza e sullo smarrimento. “Lo sconosciuto” del titolo, si risveglia in un simile contesto senza ricordare nulla, né di se stesso, né tanto meno del luogo in cui si trova, un luogo dove non vi è più una distinzione tra bene e male, ma tra male e male. Lo sconosciuto si risveglia nel “recinto”, una discarica esistenziale dove la vicenda ha il suo inizio e forse la sua fine. Tutto è impersonale; nessuno ha un nome. Egli è in tutti coloro che dovrebbero definirsi come esseri umani, ma che di umano hanno smarrito ogni traccia. Restare aggrappati all’unica speranza che ci dice che alla fine anche il male muore, non dà alcuna certezza che possa rinascere qualcosa di migliore. La consapevolezza che siamo molto peggio di ciò che mostriamo, è l’unica dolorosa strada da percorrere per un ritorno all’essenza dell’essere.

Autore: Francesco D’Angiò

 

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Descrizione

In una collocazione temporale non ben definita ed in luoghi fisici fluidi dove c’è una bruttezza quasi protagonista assoluta a delinearli, esseri umani assuefatti a una mostruosità divenuta quotidiana e “naturale”, si ergono a protagonisti di una storia sull’assenza e sullo smarrimento. “Lo sconosciuto” del titolo, si risveglia in un simile contesto senza ricordare nulla, né di se stesso, né tanto meno del luogo in cui si trova, un luogo dove non vi è più una distinzione tra bene e male, ma tra male e male. Lo sconosciuto si risveglia nel “recinto”, una discarica esistenziale dove la vicenda ha il suo inizio e forse la sua fine. Tutto è impersonale; nessuno ha un nome. Egli è in tutti coloro che dovrebbero definirsi come esseri umani, ma che di umano hanno smarrito ogni traccia. Restare aggrappati all’unica speranza che ci dice che alla fine anche il male muore, non dà alcuna certezza che possa rinascere qualcosa di migliore. La consapevolezza che siamo molto peggio di ciò che mostriamo, è l’unica dolorosa strada da percorrere per un ritorno all’essenza dell’essere.

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